LE PIANTE E LE ERBE MEDICHE CITATE NEL CORANO – ( Parte 7)

LA NIGELLA SATIVA (O GRANO NERO, O CUMINO NERO) E LA MAGGIORANA

A cura di Sara Hima

Il Profeta dell’Islam (che Allah lo elogi e lo preservi), ci ha tramandato, nei suoi detti, che “esiste al mondo un rimedio per ciascuna malattia” e che “il grano nero cura tutte le malattie, eccetto la morte”. Molto conosciuta ed apprezzata per le sue virtù in Medio Oriente ed India, la Nigella sativa, non ha avuto in Occidente la stessa sorte ed e’ stata trascurata sino ad alcuni anni fa, quando l’interesse per la medicina naturale ha sollecitato studi e ricerche sulle cosiddette “piante ed erbe terapeutiche”.

La Nigella sativa, o grano nero (habbe sauda, come viene chiamata nei paesi arabi) era conosciuta ed apprezzata già dagli antichi egizi: il fatto di aver ritrovato nella tomba del faraone Tutankhamon delle anfore colme di olio di grano nero é illuminante sul valore che tale olio rivestiva presso gli egizi. Sappiamo per certo che esso era usato come medicamento nell’antica Grecia, per la cura di disturbi intestinali e dell’apparato genitale. La nigella era conosciuta ed apprezzata già dagli antichi egizi: sono stati ritrovati i suoi semi in diversi siti archeologici dell’Egitto -nella tomba del faraone Tutankhamon, per esempio, erano presenti delle anfore colme di olio di nigella-. Sebbene il suo esatto ruolo nella cultura egiziana sia a noi sconosciuto, questi ritrovamenti ci dicono che i semi e l’olio della pianta sono stati attentamente selezionati per accompagnare il faraone dopo la vita e, quindi, dovevano avere un ruolo rilevante nella società. La prima scritta riferimento alla N. SATIVA si trova nel libro di Isaia nel Vecchio Testamento. Isaia contrasta la coltivazione di Nigella e Cumino (tipiche coltivazioni egiziane), esaltando al suo posto la coltivazione del grano. (Isaia 28: 25, 27).

In epoca medievale, le proprietà della nigella furono studiate da ricercatori arabo-islamici, particolarmente dallo scienziato al-Biruni e dal filosofo e fisiologo Avicenna (Ibn Sina); il quale, nel suo “Canone della Medicina”, sostiene che i semi del grano nero abbiano la proprietà di stimolare l’energia corporea e che siano ricostituenti naturali.

In epoca medievale, le proprietà del grano nero e dell’olio da esso prodotto, furono studiate e catalogate dai famosi ricercatori arabo-islamici, particolarmente dal grande scienziato al-Biruni e dal famoso fisiologo Avicenna (Ibn Sina) che, nel suo “Canone della Medicina”, sostiene che i semi del grano nero hanno la proprietà di stimolare l’energia corporea ed hanno la funzione di ricostituente naturale. Fedeli al detto del Profeta che consigliava di “usare sempre i semi del grano nero poiché essi curano tutte le malattie, tranne la morte”, essi sono stati usati per secoli, e con successo, dalla medicina naturale tradizionale per curare disturbi e malattie vere e proprie, quali l’asma, le bronchiti, I reumatismi, I processi infiammatori e per stimolare il sistema immunitario. Il suo olio e’ sempre stato usato per trattare, con successo, dermatiti, scottature ed eczemi. La grande versatilità della pianta nel trattamento di tante e diverse sintomatologie gli ha procurato, presso i popoli arabi, l’appellativo di “habbatul barakah”, e cioé “semi benedetti”. La nota dottoressa televisiva Antje Kùhnemannn é rimasta affascinata dalle informazioni sulla riscoperta di questo olio. Ha riferito che in Cina e in India l’olio di Nigella sativa viene usato come un “antibiotico naturale“ e che durante un congresso internazionale sul cancro a Nuova Delhi si è parlato dell’effetto anti tumorale di tale medicamento naturale.

Indicazioni trad.: acne, allergia, angina, mancanza di appetito, asma, asma bronchiale, aumento dei globuli rossi, rinforza le autodifese, bronchite cronica, candida albicans, colesterolo (regolatore), colibacillosi, colica intestinale, infiammazione del colon, difficoltà di concentrazione, crampi intestinali, crosta lattea, debolezza immunitaria, svogliatezza, depressione (disturbi ormonali), dermatosi, dermatosi squamosa, diabete, diarrea (cronica), foruncoli, gastrite, infezioni, infiammazioni, influenza, disordine intestinale, indolenza intestinale, infiammazioni intestinali, spasmi intestinali, ulcere intestinali, infiammazione dei nodi linfatici, menopausa, crampi mestruali, nevralgie, disturbi ormonali, ossiuri, osteoporosi, orticaria, malattie della pelle, cicatrici, psoriasi, radicali liberi, raffreddore da fieno, iperacidità gastrica, ulcere gastriche, tosse, erpete … Conosciuto come il “Seme Benedetto” da millenni è considerata una delle più preziose erbe fitoterapiche, riduce i rischi e contrasta le malattie esistenti; agisce come rinforzante del sistema immunitario.

Il Profeta Muhammad (che Allah lo elogi e lo preservi) disse: “può guarire tutto tranne la morte ” gli antichi romani la chiamavano Coriandolo Romano. Ricca di principi nutrizionali, contiene 8 dei nove aminoacidi essenziali e oltre un centinaio di componenti preziosi: arginino, acido ascorbico, acido glutammico, calcio, carboidrati, carotene, cisterna, ferro, lisina, magnesio, minerali, potassio, proteine, selenio, vitamina A-B1-B2-C, zinco oltre a preziosi grassi acidi insaturi lenitivi e protettivi.

Contro: batteri, funghi, parassiti, vermi, infiammazioni, febbre, ossidazioni, ulcerazioni, forme tumorali. Pro: immunomodulante, ripristina i valori glicemici e della pressione.

Oltre che nel settore cosmetico e alimentare viene usato come supplemento nella Medicina Nutrizionale per i suoi alti valori nutritivi.

La Maggiorana occupa un ruolo molto importante nella gastronomia italiana e greca ed è apprezzata per il suo aroma delicato e per il gusto che si fonde molto bene con gli altri ingredienti della preparazione: stiamo parlando della maggiorana. La maggiorana è una specie del genere Origanum, nativa dell’Europa e delle regioni centrali e meridionali dell’Asia.

Nei climi più caldi cresce fino a circa 1000 metri s.l.m. È la specie che viene impiegata come aromatica in cucina e si distingue dall’Origanum vulgare per l’odore ed il gusto più delicato. La maggiorana è un’importante pianta nella tradizione culinaria italiana e greca. Le foglie sono la parte commestibile della pianta. È anche un’erba molto ricca di vitamina C, di oli essenziali, tannini e acido rosmarinico pertanto è molto usata in erboristeria, in aromaterapia ed anche nell’industria cosmetica. È indicata nella cura dell’emicrania. La storia della coltivazione della maggiorana risale perlomeno agli antichi Greci, che la ritenevano un dono di Afrodite e quindi la associavano all’idea di felicità. Successivamente nel Medio Evo e negli anni a seguire essa fu sempre coltivata negli orti europei; pare che le sue foglie strofinate sui mobili e sui pavimenti di legno li rendano particolarmente lucenti, inoltre foglie e fiori racchiusi in sacchetti odorosi profumano delicatamente la biancheria. La maggiorana evidenzia le sue doti aromatiche se viene utilizzata cruda o aggiunta quasi al termine della cottura del piatto in preparazione, viene utilizzata in cucina per aromatizzare carni in umido, come per l’umido alla marchigiana, funghi, legumi, come le lenticchie all’abruzzese, salse, insalate come quella latina e molte altre preparazioni ancora. Oltre alle sue qualità come erba aromatica, la maggiorana viene molto utilizzata anche per mantenerci in buona salute, infatti un infuso di maggiorana è eccezionale nei casi di digestione difficile, contro spasmi addominali e mal di testa. Usata per inalazione la maggiorana si rivela un’eccellente rimedio per calmare tossi e raffreddori. Inoltre il decotto di maggiorana può anche avere un utilizzo esterno adoperandolo per frizioni antireumatiche.

Nei numeri precedenti di “Mondo Islam Magazine”: Introduzione (n. 19), olivo (n. 20), la palma e il dattero (n. 21), l’uva (n. 22), il fico (n. 23) il melograno e lo zenzero (n.24).

Tratto da “Mondo Islam Magazine” n. 25

Precedente L’Adhan che tocca il cuore di un cristiano Successivo I MERITI DELLE SURE AL FATIHA E AL BAQARA