VIETARE AD UN FIGLIO SENZA DARE SPIEGAZIONI

Nel numero 3 del nostro giornale (Novembre 2010) avevo già scritto un articolo riguardo il rapporto tra genitori e figli, dal titolo “L’educazione dei figli”. Uno dei più grandi sbagli di molti genitori musulmani che vivono in occidente, è quello di vietare ai figli di fare certe cose che vanno contro l’Islam senza dare spiegazioni.

“Papà posso andare ad una festa tra amici e amiche?”, “Posso andare in discoteca?”, “Posso andare al mare con un gruppo di amici?” ecc, spesso il genitore risponde con un secco “No!”, il figlio non si accontenta della risposta, vuole spiegazioni che non gli vengono date. “La risposta è NO e basta!” replica il genitore. Aprendo così la strada a Satana e peggiorando le cose, perché il figlio invece di obbedire, disobbedisce al padre e quindi ad un ordine di Allah trasgredendo, facendo lo stesso ciò che gli è stato vietato, se non di più. Oppure non lo fa, aumentando così il conflitto tra il figlio e il genitore. Perché il genitore non ha risposto? Non conosce sufficientemente bene la lingua del paese in cui vive? Può parlare nella lingua d’origine con il figlio. Il figlio non conosce la lingua d’origine? Oppure semplicemente perché il genitore non sa spiegare il problema? Tanti sono i motivi.

La cosa più giusta è che il genitore dia una spiegazione islamica, se non sa darla subito può rimandarla in un altro momento, che sia al più presto possibile però, non tra un anno, per esempio. Il figlio in questo modo accetterà il divieto senza fare polemica. Nel caso in cui il genitore non sa spiegare la cosa perché la lingua è un’enorme barriera che lo divide dal figlio, sarà in questi casi compito del genitore trovare un aiuto in famiglia, o esterno, come un responsabile della moschea da loro frequentata, o dall’imam stesso. Se il figlio rifiuta anche in questi casi di seguire il divieto allora è un ribelle ed ha disobbedito ad Allah. La cosa è davvero grave e si dovrà lavorare sul figlio a cominciare dalle basi dell’Islam. Forse in questi casi il problema principale è il genitore stesso che non ha saputo educare islamicamente il proprio figlio sin dall’infanzia –per mancanza di tempo, o scarsa conoscenza della religione-. Un figlio che cresce in un ambiente familiare religioso difficilmente chiederà al padre se potrà andare in discoteca con gli amici, sono risposte che dovrebbe già sapere, senza chiedere.

Ma qui il problema principale non è il tipo di domanda che il figlio rivolge al genitore, bensì quando un genitore non risponde a qualsiasi tipo di domanda. Altro problema è l’ambiente esterno, le compagnie che il figlio frequenta, le amicizie, la scuola, ecc.

Il Profeta Muhammad (che Allah lo elogi e lo preservi) disse: “L’individuo segue la religione di coloro con cui si lega d’amicizia. Che ciascuno di voi faccia dunque attenzione agli amici che frequenta”. (At-Tirmidhî e Ahmad)

“O credenti, preservate voi stessi e le vostre famiglie, da un fuoco il cui combustibile saranno uomini e pietre e sul quale vegliano angeli formidabili, severi, che non disobbediscono a ciò che Allah comanda loro e che eseguono quello che viene loro ordinato (Corano, Sura At-Tahrîm/L’Interdizione, v. 6)

Ibn ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui) riportò dal Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) che questi disse: “L’uomo è il pastore della sua famiglia e ne è responsabile. La donna è il pastore della casa di suo marito ed è responsabile dei suoi figli”. (Bukhari e Muslim)

Abû Mûsâ Al-Ash’arî riportò che il Profeta (che Allah lo elogi e lo preservi) inviò lui e Mu’âdh nello Yemen, dicendo loro: “Facilitate le cose [alla gente] e non le rendete difficili, e insegnate loro [la religione] e non fateli fuggire”. (Bukhari e Muslim)

Mamdouh AbdEl Kawi Dello Russo

Tratto da “Mondo Islam Magazine” n. 25

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